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PREVIDENZA OBBLIGATORIA, TUTTE LE VIE PER LA PENSIONE

Le vie verso la pensione pubblica

Sono almeno otto le vie d’uscita verso la pensione che i lavoratori possono utilizzare nel corso del 2019. Si tratta di soluzioni differenti per requisiti richiesti, vincoli, oneri e effetti che comportano.

Vale, dunque, la pena mettere in fila le formule di uscita alle quali si può ricorrere attualmente. Si va dal pensionamento di vecchiaia a 67 anni a quelli più agevolati previsti per chi svolge lavori usuranti, attività gravose o per chi ha cominciato a lavorare durante la minore età. A questi si aggiungono, dall’inizio dell’anno, anche l’uscita anticipata con quota 100 e la proroga di canali introdotti lo scorso anno, come l’Ape social o l’opzione donna. Senza contare la possibilità del cumulo contributivo per i lavoratori con versamenti in più gestioni e casse.

Nel novero rientra anche la cosiddetta «isopensione», che contempla la possibilità di uscita con sette anni di anticipo, a condizione che l’impresa non solo paghi un’indennità pari alla pensione maturata, ma versi anche i contributi per gli anni di anticipo. Ebbene, è proprio sulla falsariga di questa soluzione che interviene la novità inserita nel decreto legge Crescita, perché si tratta si una via d’uscita analoga all’«isopensione», anche se molto meno costosa per le imprese: viene meno il versamento dei contributi per gli anni mancanti.

Ma vediamo nel dettaglio il meccanismo. Si contempla uno scivolo di cinque anni verso il pensionamento per i dipendenti di imprese con più di mille addetti che intendano muoversi lungo la strada della trasformazione tecnologica e del ricambio generazionale. In sostanza, in presenza di un accordo sindacale, i lavoratori più anziani potrebbero andare via a 62 anni.

Lo scivolo si inserisce nella revisione degli attuali contratti di solidarietà espansiva poco utilizzati dalle imprese. Al posto degli strumenti indicati viene introdotto il cosiddetto contratto di espansione, finanziandolo con 40 milioni per quest’anno e 30 per il prossimo, ma in via sperimentale per 2 anni, 2019 e 2020, un contratto nuovo che prevede molteplici possibilità di azione e di intervento.

Oltre a dare la possibilità di anticipare le uscite dei più anziani, si contempla anche la riduzione oraria (che «può essere concordata, ove necessario, fino al 100%), che potrà essere integrata da Cig e Cigs ma fino a 18 mesi anziché 24. Nel contratto, comunque sia, andrà indicato il numero di nuove assunzioni «a tempo indeterminato» o con il «contratto di apprendistato professionalizzante» che si dovranno fare.

Le aziende potranno chiedere di stipulare questi contratti di espansione al ministero del Lavoro insieme con i sindacati, «nell’ambito dei processi di reindustrializzazione e riorganizzazione». Per i lavoratori che invece si trovano «a non più di 60 mesi» dalla pensione «il datore di lavoro riconosce per tutto il periodo e fino al raggiungimento del primo diritto a pensione, a fronte della risoluzione del rapporto di lavoro, una indennità mensile, liquidabile anche in unica soluzione, commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro».

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